7 maggio 2014 Nessun Commento

Come cambia la comunicazione del PD

Le elezioni del 2013 hanno visto una mobilità elettorale sconosciuta nelle precedenti elezioni con il 40% degli elettori che ha cambiato voto rispetto alle politiche precedenti. Naturalmente si tratta di un dato che risente della presenza di un nuovo partito, Il Movimento 5 Stelle, che, alla sua prima prova nazionale, ha raggiunto il 25,5 per cento. Tuttavia ancora una volta sull’esito finale ha inciso più la capacità di mobilitazione che la capacità di convincere gli elettori indecisi. Questo sarà ancora più importante in uno scenario come quello attuale caratterizzato da una sfida tra tre partiti (e leader) principali e da una elevata propensione all’astensione.
La comunicazione del Partito democratico guidato da Renzi sta evidenziando un cambio di approccio rispetto alla campagna di poco più di un anno fa quando alla guida c’era Bersani: attenzione agli slogan e ai messaggi con l’obiettivo di dettare l’agenda politica invece di subirla, velocità nel rispondere agli attacchi, prevalenza dei messaggi di mobilitazione. Elementi tutti presenti nell’intervento che il primo ministro in carica ha fatto nella direzione del suo partito lunedì.

Gli elettori persuadibili di norma votano e sono indecisi, gli elettori mobilitabili sono invece disposti a votare un partito/candidato, ma probabilmente non voterebbero senza essere motivati a farlo. Nelle campagne di persuasione il messaggio riguarda il candidato o il partito, nelle campagne di mobilitazione il messaggio riguarda lo stesso elettore che si cerca di convincere. Per convincere gli elettori mobilitabili bisogna puntare su un messaggio che evidenzi l’importanza della loro partecipazione al voto. Si può puntare ad esempio sul fatto che il voto è decisivo per il risultato finale (“il tuo voto conta, la gara è aperta”), sull’ispirazione (“un futuro migliore”), su un investimento emozionale nella vittoria attraverso una contrapposizione “noi contro di loro” (la scelta di campo).

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