admin, 20 giugno 2017

Public al convegno Assirm su futuro sondaggi politici

Il 28 giugno Public parteciperà con Marco Cacciotto al convegno sul futuro dei sondaggi politici organizzato da Assirm. Porteremo la nostra esperienza sul campo, con l’obiettivo di evidenziare cosa serve a chi deve stabilire la strategia per vincere una campagna elettorale o condurre la comunicazione durante l’attività di governo/opposizione.

admin, 5 aprile 2017

Public al convegno internazionale della AAPC

Public partecipa al Congresso Internazionale della AAPC che si terrà a Kyiv in Ucraina il 7 e 8 aprile. Parleremo della situazione italiana, dell’ascesa delle formazione populiste e anti-establishment in Europa e della possibile risposta dei partiti “mainstream”.

admin, 6 dicembre 2016

Marco Cacciotto on Bloomberg

Italy’s mainstream parties are running scared. Prime Minister Matteo Renzi’s resignation means early elections are possible, with the anti-establishment Five Star Movement virtually tied with his Democratic Party in the polls (…) “The Italicum is the only electoral law which could hand Five Star a bullet-proof majority,” said Marco Cacciotto, a politics expert at Milan University.
Renzi and the rest of the establishment failed to spot Five Star coming. The Italicum was born of a deal between Renzi and former premier Silvio Berlusconi, who assumed their parties would be competing in a two-party system, as in the U.S. Then Five Star emerged to ruin their plans. “Renzi messed up,” said Cacciotto.

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“How Italy’s Elite Plans to Stop the Populists: QuickTake Q&A”, Bloomberg, 6 dicembre 2016.

admin, 18 novembre 2016

Le ultime due settimane di campagna referendaria

Il No appare in chiaro vantaggio nelle intenzioni di voto, per Renzi rimane ancora uno scenario possibile di vittoria, ma servirebbe una campagna in grado di mobilitare i propensi a votare sì (come driver di voto) ma non a recarsi alla urne e buona parte degli indecisi.
Su Il Fatto Quotidiano di oggi a pagina 6 i dati GPF ed una analisi di Marco Cacciotto

admin, 12 novembre 2016

Big Data e Small Data

Nel prevedere l’esito delle elezioni statunitensi i sondaggi hanno sbagliato, ma meno di quanto è stato sostenuto a caldo. Alla fine Hillary Clinton ha prevalso nel voto popolare e il margine di errore dei sondaggi nazionali è stato inferiore a quattro anni fa (ma in quel caso Obama vinse). La vera debacle è stata quella della miriade di esperimenti predittivi (basati su algoritmi, medie dei sondaggi, analisi big data) nati sull’onda del successo di Nate Silver nel 2012.
I sondaggi non dovrebbero servire a dire “chi vince” (funzione oracolo), ma a dire “come vincere” (funzione strategica). Così, occupandosi di modificare il colore degli stati nelle cartine, ci si è dimenticati di analizzare in profondità altri “stati”, vale a dire gli stati d’animo dell’elettorato. Eppure che la “pancia” dell’elettorato fosse in ebollizione era evidente e sicuramente a conoscenza del quartier generale democratico, ma la candidata non è stata in grado di parlare a quelle persone e ha prevalso la voglia di cambiamento, la voglia di far pulizia a Washington che periodicamente ritorna nella storia americana. Servivano strumenti qualitativi e non solamente quantitativi.
I big data stanno cambiando le campagne elettorali ed anche la comunicazione delle aziende, ma non possono sostituire intuito e capacità di analisi qualitativa: segnali deboli e small data sono altrettanto importanti. Questa, dal lato della comunicazione e del marketing, potrebbe essere la vera lezione delle elezioni statunitensi.
Cosa ne pensate?

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